In autunno Stati generali #Diventarelalternativa. La relazione di Speranza

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(sul sito di Radio Radicale tutti gli interventi del dibattito). – Grazie a tutti per essere qui. Grazie Ciccio Brigati per il tuo intervento. Era giusto aprire i lavori con le tue parole. La crisi dell’acciaieria di Taranto è la più drammatica delle 158 vertenze aziendali aperte al tavolo del Mise che coinvolgono 300.000 lavoratori. Lo dimostra anche l’ultimo drammatico incidente di questa settimana che ha provocato la morte di un operaio. A Taranto si gioca il futuro dell’Italia in uno scontro inaccettabile tra il diritto al lavoro, il diritto alla salute e la tutela dell’ambiente. E quando c’è un conflitto così, si è dinanzi ad una sconfitta per tutti. È a rischio la più grande acciaieria d’Europa e con essa la vocazione industriale del nostro Paese.

Sono stato e tornerò a Taranto perché la sinistra ha un senso e soprattutto ha un futuro se ha il coraggio di ripartire da qui. Da queste sfide e da questa priorità. Il lavoro, la sua sicurezza e la sua dignità prima di ogni altra cosa. La crisi della sinistra è avvenuta, innanzitutto, perché abbiamo smesso di interpretare la questione sociale. E la sinistra, senza questione sociale, semplicemente non esiste. Siamo apparsi poco credibili agli occhi di chi, in questo tempo nuovo, si è sentito indifeso e ha chiesto protezione. Il nostro consenso, si è visto anche alle ultime elezioni europee, è rinchiuso dentro un recinto sociale che non è mutato tra il 2018 e il 2019. Prendiamo, soprattutto, i voti dei garantiti, di chi non ha particolari problemi legati al proprio futuro, dei benestanti e dei benistruiti. Questa tendenza è in corso da parecchi anni e si sta verificando in tutti i paesi occidentali. Essa è legata a ragioni profonde che abbiamo indagato, da ultimo, nel nostro congresso di Bologna. Il punto di fondo per me resta la subalternità della sinistra al neoliberismo. Ci siamo illusi anche noi che il mercato e i suoi “spiriti animali” avrebbero da soli risolto il problema della crescita e della prosperità delle nostre società. Abbiamo accettato l’ideologia dominante acriticamente rinunciando al nostro punto di vista autonomo. Oggi paghiamo il conto. E il conto è molto salato. Noi, che siamo nati per batterci contro le diseguaglianze, siamo incapaci di interpretare le paure, le ansie e le speranze proprio di coloro che pagano il prezzo più alto di queste diseguaglianze. È un paradosso inaccettabile.

Quando parliamo di ricostruzione o di alternativa dobbiamo partire da qui. Da questo enorme problema e dalla ricerca di un nuovo orizzonte politico capace di farci uscire da questo paradosso. Per me la chiave giusta resta quella del socialismo, dell’ecosocialismo come lo abbiamo definito in questi mesi. Sono parole del futuro e non del passato se intese come l’idea di una società in cui eguaglianza e libertà si tengono insieme, nel quadro di un nuovo umanesimo ecosostenibile.

Affermare i nostri valori è oggi più importante che mai. Proprio in una stagione in cui essi vengono messi profondamente in discussione. Ciò che accade nel mediterraneo, a pochi km di distanza dalle nostre coste, mette in discussione le conquiste di civiltà di centinaia di anni di battaglie per affermare il valore della vita umana. Lo sciacallaggio inaccettabile a cui assistiamo, ogni volta che un barcone si avvicina alle nostre coste, dà il senso del vero e proprio rovesciamento dei valori a cui siamo arrivati. A questo diciamo no con tutta la fermezza possibile, come diciamo no all’ennesimo decreto incostituzionale che fa carta straccia delle principali convenzioni internazionali. Quando si ha a che fare con i diritti umani fondamentali non ci può essere mediazione al ribasso e non ci possono essere dubbi su dove stare. La vita dell’uomo va difesa con tutti i mezzi e con tutta la forza possibile. Sempre e dovunque. In questo senso, le parole di Papa Francesco rappresentano un faro anche per noi.

Con la stesa nettezza con cui ci battiamo per difendere i valori di umanità, solidarietà e fratellanza, dobbiamo smascherare il gioco politico di Salvini ed evitare di finire nella trappola mediatica che lui costruisce ad arte. Dobbiamo smontare la narrazione per cui la Lega difende gli italiani, noi siamo quelli che si interessano solo del destino dei migranti. È una finzione cinica ed irresponsabile che sta però entrando nella testa di tanti e che ci sta mettendo nell’angolo. Per smontarla serve prima di tutto scendere dal piedistallo e fare un grande bagno di umiltà. Mi viene in mente un bel libro di Franco Cassano di qualche anno fa: “l’umiltà del male”. Non basta sentirsi dalla parte del giusto, dobbiamo capire il punto di vista di chi ha paura e offrirgli risposte credibili. Se non lo faremo noi da Sinistra, senza l’arroganza chi di crede di avere la verità in tasca, lo farà la destra, come effettivamente sta avvenendo. Dando risposte sbagliate a domande legittime che noi non possiamo far finta di non vedere.

Gli atteggiamenti di Salvini sdoganano ogni giorno pulsioni e sentimenti razzisti che si diffondono in un pezzo di Italia profonda. Ho negli occhi le immagini di Casal Bruciato. Le urla di quell’uomo con la testa rasata dinanzi ad una donna rom, legittima assegnataria di una casa popolare, e la violenza di quelle parole: “io ti violento, se non te ne vai ti violento”. Non ci può essere assuefazione dinanzi a questo. Serve una grande reazione civile e politica. Ma serve anche capire le ragioni profonde che ci hanno portato a tanto. Non basta gridare alla nuova onda nera. Non basta dire: “al lupo al lupo, arrivano i nuovi fascisti”. Bisogna capire perché questi messaggi così cruenti stanno penetrando in una parte consistente del nostro Paese.

Le ultime elezioni europee ci hanno consegnato una fotografia inedita dell’Italia. Mai nella storia della nostra repubblica la destra era stata così suffragata. Lega e Fratelli D’Italia assieme sono al 40%. Con Berlusconi si sfiora il 50%. E il governo, nonostante tutto, accresce il proprio consenso, con un giudizio implicito negativo  sul primo anno delle forze di opposizione. Negli altri Paesi europei, ne parlerà dopo di me Antonio Panzeri, i numeri non sono così drammatici anche se il nuovo equilibrio dei poteri a Bruxelles consolida un asse conservatore, moderato e rigorista e rinnova l’esigenza del rinnovamento profondo del Pse. Nel 2020 ci sarà il congresso della famiglia socialista e a quell’appuntamento noi ci saremo con la nostra autonomia e con la nostra identità.

Costruire l’alternativa in Italia è la nostra priorità. Per farlo serve capire cosa è successo nel profondo del nostro Paese e serve prima di tutto riconoscere una grande verità.  Il nostro campo oggi non è all’altezza della sfida che c’è dinanzi a noi. Quello che si vede non basta e quel che serve ancora stenta ad emergere. Nuove e vecchie sigle sono drammaticamente unite dal fatto di essere una sommatoria di fragilità che, così come è, non è in grado di giocare davvero la partita dell’alternativa. Per me si parte da qui perché il nostro obiettivo fondamentale, vorrei dire la nostra missione storica, è e resta quella di costruire l’alternativa a questa destra. E ancora, purtroppo non ci siamo.

Voglio essere chiaro più che mai. Le ragioni di fondo che hanno portato tanti di noi ad uscire dal Pd sono ancora tutte valide e noi non torneremo indietro. Sono ragioni che hanno a che fare con le grandi questioni che ho toccato prima e che purtroppo sembrano non avere sufficiente cittadinanza nel dibattito del centrosinistra. Abbiamo scelto a Bologna di investire sull’autonomia di Articolo Uno e al tempo stesso di collocare questa nostra autonomia dentro il campo della costruzione di un nuovo centrosinistra, alternativo a questa destra. Questa è e resta la nostra strada. Il Pd, che è il principale partito del centrosinistra che fa? Lo capisce o no che se non si cambia radicalmente si va a sbattere e si lascia l’Italia alla destra per molti anni? Dico con franchezza quello che penso: Così come è oggi, imprigionato tra discussioni autoreferenziali dei suoi gruppi dirigenti, è esso stesso parte del problema, più che un pezzo della soluzione. E la stessa spinta positiva al cambiamento, che pure era emersa durante le primarie, rischia di essere compromessa dentro la palude di un confronto interno incomprensibile. Come fate a non capire che bisogna rimettere tutto in discussione davvero e che bisogna, prima di tutto, dire con chiarezza ai cittadini italiani che abbiamo capito la lezione?

Noi siamo una piccola forza, ma vogliamo fare fino in fondo la nostra parte. Non siamo inconsapevoli dei nostri limiti e dei nostri problemi, problemi che sono aumentati con l’avanzata della destra negli ultimi mesi. Anche alle elezioni amministrative, che pure sono andate meglio delle europee, si sono viste le difficoltà di tutto il centrosinistra di cui noi siamo una parte. Penso a ciò che mi raccontate ogni giorno su ciascuno dei nostri territori. Non dobbiamo nascondere le difficoltà che ci sono e neanche gli errori commessi in questi anni di cui mi assumo ogni responsabilità. Ma noi siamo e restiamo convinti delle nostre ragioni e del coraggio delle scelte compiute. Vogliamo restare fedeli ai valori che ci hanno portato con coerenza fin qui. Vogliamo essere l’innesco per l’apertura di una nuova stagione. Per questo siamo sempre pronti a metterci in discussione, ma non a negare le nostre idee. Lo ribadiamo oggi con fermezza: Noi andiamo avanti e rilanciamo la sfida, senza alcuna subalternità. Siamo convinti che serva una scossa. E vogliamo essere noi la scintilla. Io penso ad un appuntamento coraggioso in autunno, li ho chiamati Stati Generali dell’Alternativa. Non si può più aspettare. Teniamo la porta aperta a tutti, ma intanto andiamo avanti e mettiamoci noi tutta l’energia che abbiamo. Immagino un  momento vero di confronto, aperto e plurale, cui non potrà non seguire un vero percorso democratico in cui provare a tenere assieme l’Italia che non si rassegna all’egemonia della destra. Alcune cose si stanno muovendo. Non dobbiamo lasciarle cadere. Penso prima di tutto al lato sociale. Negli ultimi mesi, da Novembre in poi, c’è una nuova spinta unitaria di Cgil, Cisl e Uil che ritengo preziosa. Li ringrazio per essere qui con noi anche stamattina. Dal pubblico impiego agli edili, dai pensionati ai metalmeccanici, fino all’ultima manifestazione di Reggio Calabria sul Mezzogiorno, c’è stata una nuova iniziativa contro le politiche economiche e sociali di questo governo e per una nuova centralità degli investimenti per il lavoro e per la redistribuzione della ricchezza. Allo stesso modo, attorno alla spinta di Greta Thumberg, si è mobilitata una nuova generazione sui temi della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico che sono un pezzo essenziale del nostro profilo politico. Gli effetti di questo cambiamento si toccano con mano anche in questi primi giorni dell’estate. E poi c’è il mondo degli intellettuali e della cultura che sta rappresentando una vera e propria resistenza civile al nuovo pensiero dominate in Paese che gli ultimi dati invalsi raccontano drammaticamente. Il loro contributo sarà fondamentale per costruire l’alternativa e sono molto contento che sia oggi con noi Gianrico Carofiglio che stimo molto e che ci porterà il suo punto di vista.

Quando dico che il nostro vero avversario è la destra, quella di Salvini, della Le Pen e di Orban dico anche che non dobbiamo arrenderci al muro di incomunicabilità che si è alzato tra il nostro campo e il Movimento 5 Stelle. La verità la conosciamo tutti, dal 2013 in poi loro hanno preso una parte significativa dei nostri voti, hanno raccolto, specialmente nel 2018, un consenso in uscita dal centrosinistra di chi voleva dire no alle politiche sbagliate fatte dagli ultimi governi a guida Pd. Ora, nel 2019, i cinque stelle hanno perso 6 milioni di voti rispetto all’anno precedente, eppure quasi nessuno rientra nel nostro campo. Come è possibile? I cinque stelle hanno rappresentato una domanda vera e radicale di cambiamento, hanno incrociato due asset fondamentali per la sinistra come la questione sociale e la questione morale su cui tornerò. Ora una parte dell’elettorato li abbandona perché vedono che sono diventati il servo sciocco di Salvini e della peggiore destra che c’è in Europa, eppure al centrosinistra non  arriva quasi nulla. È un problema grande.

È vero che sono, ogni giorno che passa, più compromessi dal rapporto con la Lega, eppure il nostro obiettivo deve essere rompere quell’alleanza, non rinsaldarla. Non ha alcun senso limitarsi a descriverli come analfabeti e cialtroni, come troppo spesso è stato fatto finora. Dobbiamo invece sfidarli e far emergere le contraddizioni insostenibili del loro rapporto con la destra. Per farlo dobbiamo riconoscere che le domande sociali alla base del loro successo sono legittime e provare noi a rispondere da Sinistra.

La questione morale, ad esempio, è stato uno dei punti di maggiore forza nella propaganda dei 5 stelle. Anche qui hanno affrontato il tema in modo superficiale e spesso strumentale, ma provando a rispondere ad una domanda giusta che c’è nel Paese e che non si può far finta di non vedere. Sono troppi ancora i casi di piccola e grande corruzione che riempiono le cronache e che producono un danno serio alla nostra comunità, sia in termini di competitività economica che di credibilità delle istituzioni. Non se ne può più. E noi non possiamo apparire indifferenti. Per recuperare il terreno perduto occorre una svolta anche nel nostro campo. E non bastano le parole. Puoi anche celebrare Enrico Berlinguer, ed è giustissimo farlo, ma poi devi essere conseguente. Altrimenti non vai da nessuna parte. Il caso Csm è stato gravissimo, ha minato la credibilità di un pezzo fondamentale delle nostre istituzioni e ringrazio Sergio Mattarella per il rigore con il quale è intervenuto.

Questa vicenda non ha nulla a che fare con il garantismo o il giustizialismo. Qui il punto è l’uso improprio e privatistico delle funzioni istituzionali e il senso di impunità e di onnipotenza che viene fuori dalle conversazioni e che è in piena contraddizione con l’art 54 della nostra Costituzione che impone, invece, a chi riveste funzioni pubbliche “disciplina e onore”. Ecco, io penso che senza rigore e fermezza su questo terreno sarà impossibile costruire un’alternativa credibile.

È inquietante è gravissimo quanto sta venendo fuori attorno all’ipotesi di una maxi tangente/finanziamento illecito su scambi di petrolio tra uomini della lega nelle relazioni con la Russia. Altro che sovranismo. Qui è in gioco l’autonomia dell’Italia. Per questo occorre fare chiarezza e chiediamo a Salvini di venire subito in Parlamento a chiarire come finora non è stato fatto.

Non sappiamo quanto durerà questo governo. La tentazione di Salvini di andare all’incasso è molto forte. È però altrettanto forte il collante del potere. Hanno a fatica evitato la procedura di infrazione con una mini manovra correttiva e dopo l’estate arriverà lo scoglio vero della legge di bilancio. Non sarà facile tenere assieme l’esigenza di disinnescare le clausole di salvaguardia sull’Iva con le nuove promesse di riduzione fiscale, tra l’altro regressive. Il rischio enorme è che tutto ciò possa avvenire al prezzo dell’abbattimento della spesa sociale e soprattutto di quella sanitaria andando ad indebolire ulteriormente un settore che, come si vede bene nelle corsie degli ospedali in queste prime settimane di estate, è già al collasso. Su questo fronte, che poi assieme al lavoro è il cuore della questione sociale, noi dobbiamo esserci con tutta la forza che abbiamo.

L’altro grande tema su cui costruire una forte opposizione in Parlamento e soprattutto nel Paese è l’autonomia differenziata. Ne ha scritto con puntualità Cecilia Guerra e mercoledì abbiamo presentato una mozione proposta da Federico Conte firmata da tutti i nostri deputati. Dico con nettezza quello che penso: lo spirito del progetto, nelle reali intenzioni leghiste, è scellerato. Il rischio che si corre è la sostanziale rottura dell’unita del Paese. “Regione che vai diritti che trovi” rischia di divenire la regola generale con cui l’Italia diventa un Paese Arlecchino che svuota nei fatti il proprio ordinamento unitario, abbandonando sostanzialmente l’obiettivo storico della coesione territoriale. Non vi è alcun dubbio che in questo contesto il prezzo più grande lo pagheranno le regioni del Sud per cui l’autonomia differenziata rischia di trasformarsi in una vera e propria tomba. Daremo battaglia contro questo disegno, da subito, con iniziative su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, da Milano a Napoli, nello spirito di chi vuole difendere il principio costituzionale dell’unità del Paese e di chi, a partire da un rinnovato profaniamo dei lavoratori, vuole porsi il problema dell’ammodernamento e della crescita di tutto il Paese.

Il lavoro che abbiamo avviato a Bologna su Articolo uno deve andare avanti e accelerare. Siamo una  bella comunità, fatta di persone per bene e serie. Lo abbiamo dimostrato anche a queste elezioni. Alle europee, dando un contributo fondamentale alla lista unitaria, con il lavoro straordinario di Massimo Paolucci e Cecilia Guerra che ringrazio calorosamente, e con il sostegno importante dato a Pietro Bartolo e Brando Benifei che oggi sono qui con noi. Alle amministrative, dove abbiamo fatto il possibile per contenere l’avanzata della destra e mantenere vivo un presidio territoriale progressista che sarà essenziale per la ricostruzione.

Quindi avanti. Autonomi, ma aperti e unitari, mai autosufficienti. Coraggiosi e sfidanti su tutti i fronti, senza paura. Impegnati sul territorio.  La prima campagna che abbiamo preparato è sui temi del lavoro e gravita attorno a sicurezza, salario minimo e rappresentanza. Ne faremo anche altre assieme al nuovo gruppo dirigente che ho coinvolto attraverso le deleghe tematiche. Le campagne ci accompagneranno da qui all’autunno e saranno un’occasione di iniziativa politica sui territori. Dobbiamo insistere poi con il tesseramento e con il due per mille Z40 che è la nostra principale fonte di finanziamento insieme ai contributi degli eletti. Stiamo inoltre avviando  un vero e proprio censimento delle competenze presenti trai nostri iscritti e militanti perché nessuna risorsa vada sprecata.

Nella terza settimana di settembre poi, terremo la nostra festa nazionale a Roma. Sarà un altro momento rilevante di confronto aperto e di semina verso gli Stati generali dell’alternativa.

“Diventare l’alternativa” è il titolo della giornata di oggi. Credo sia azzeccato. È questa la nostra vera missione. Il nostro obiettivo fondamentale. Le elezioni regionali in Calabria, Umbria ed Emilia sono imminenti, poi entro il 2020 voteranno altre sei regioni. Sarà una prima prova tutt’altro che semplice e noi ci saremo con la nostra autonomia e con il valore della nostra identità, dentro il campo del centrosinistra.

Sarà solo l’inizio. Il messaggio di fondo di oggi è che noi ci siamo. Noi non ci rassegniamo all’egemonia della destra e ci batteremo con tutte le nostre energie per costruire l’alternativa. Insieme sono sicuro che ce la faremo.

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